Non chiamateci “dinosauri”, noi, persone di un’altra epoca, noi nonne, nonni, padri…insomma, uomini nati, cresciuti e invecchiati nel loro paese, dopo aver costruito lì la propria vita; in un luogo cui dare il meglio di sè, in cui trovare ricchezza di incontri, di sentimenti, di bellezza, senza il bisogno di evadere, di conoscere altri luoghi e persone, se non sui libri, sui reportages, nei film.
Noi, persone di un’altra epoca, abbiamo amato e avuto cura della nostra casa, del nostro habitat, che, senza bisogno di tante regole green, abbiamo rispettato, comprendendo che, se ognuno fa ordine e pulizia intorno a sè, tutti insieme se ne potrà godere, compresi i nostri figli.
Ora il mondo sembra capovolto: le case sono essenziali, ridotte al minimo, a volte semiabbandonate, perchè imperversa l’overtourism.
Si vuole conoscere dal vivo, prendendo al volo quel tanto che si può. E poi via per altri lidi, in una sorta di nomadismo d’elite, o, lasciatemi il termine un po’ dotto, in una spinta all’ulissismo pìù avventuroso verso l’ignoto.
Non so di questo passo dove si arriverà.
A volte mi guardo intorno e vedo trascuratezza, fretta nei rapporti, valori poco radicati.
Insomma, c’è gentilezza in tutto questo? C’è amore per la vita nella sua accezione più seria e costruttiva?
Non voglio esprimere giudizi. L’ho imparato in tanti anni di osservazioni e riflessioni.
Però, voi non chiamateci “dinosauri”.
A.M.F.B.